Diffusa in origine in Perù, Cile, Bolivia e Messico, la patata è un tubero di cui si ha notizia già a partire dal terzo millennio a.C. presso le popolazioni andine.

Oltre a ricavarne una birra a leggero contenuto alcolico, era conservata essiccata per meglio affrontare i periodi di carestia. Ancora oggi è l’alimento principale della gastronomia dell’America centromeridionale. Non si hanno notizie precise sulla diffusione della patata in Europa; tuttavia si suppone che il suo arrivo sia coinciso con il rientro delle prime spedizioni di “conquistadores” spagnoli guidati da Pizarro. È documentato che, nel 1565, Filippo ˡˡ di Spagna fece dono al Papa di alcune patate, proposte come curiosità botanica e come tali inizialmente coltivate grazie alla bellezza dei loro fiori. Le prime informazioni sull’utilizzo alimentare della patata risalgono alla seconda metà del  17° secolo, dapprima nella penisola iberica poi in Francia, Italia e Europa continentale. Mentre oggi è diffusissima e apprezzata ovunque, nei primi tempi era poco diffusa ed evitata perché non si conoscevano bene i modi per cucinarla e per conservarla.

Oggi la coltivazione della patata è praticata in tutti i continenti dal 70° di latitudine nord fino ai tropici. Si tratta infatti di un tubero che si adegua a climi molto diversi. Pur manifestando un’ampia adattabilità, la patata trova le condizioni ottimali di sviluppo nei climi freschi .

La coltura primaticcia, da cui si ottiene la patata novella, si semina da novembre a febbraio, quella ordinaria a marzo-aprile, quella tardiva si effettua a giugno-luglio e dà origine a tuberi più grossi e più facilmente conservabili.

La patata è una pianta a ciclo annuale, presenta un apparato radicale molto sviluppato, che, in condizioni ottimali, può raggiungere anche i due metri di profondità.

Qui la storia del marchio "Patata di Montese"

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